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Windows 10 “a dieta”: come ottimizzare il proprio sistema operativo

Category : Novità

A distanza di un anno dal rilascio ufficiale Windows 10 conta già oltre 350 milioni di installazioni in tutto il mondo e l’obiettivo fissato in quel di Redmond è di raggiungere quota 1 miliardo entro il 2018.
Secondo Microsoft, oltre al nuovo browser Edge e all’assistente vocale Cortana, ad aver invogliato i milioni di fan sono state le applicazioni e i giochi. La sovrabbondanza di funzioni, però, mette a disagio molti utenti. Se Cortana può risultare fastidioso, le applicazioni inutili possono rubare tempo e spazio.

L’installazione del sistema operativo con tutte le sue funzioni richiede da 16 a 20 gigabyte di spazio sul disco, in base alla versione del sistema operativo utilizzata. A volte, infatti, al sistema vero e proprio vengono aggiunte decine di app e tool precaricati per scopi pubblicitari dal produttore del PC. Chi ha bisogno di Windows 10 per lavorare o desidera soltanto aggiornare Windows 7, rischia di perdersi tra un mare di nuove funzioni e applicazioni. Per dipanare questa matassa ecco alcuni suggerimenti mirati a eliminare applicazioni e programmi superflui, nonché la pubblicità, così da non sovraccaricare di icone il menu Start. Vedremo inoltre come rendere Cortana più discreta e migliorare la schermata di blocco, e saremo in grado di eliminare anche le applicazioni che vengono eseguite silenziosamente in background e i dati spazzatura.

Eliminiamo le applicazioni inutili
Windows 10 viene fornito con molti programmi e funzionalità preinstallate; quelle non necessarie possono essere eliminate dal menu Start cliccando su Tutte le app, scegliendo il programma da eliminare, poi cliccando su di esso col tasto destro del mouse e scegliendo Disinstalla, quindi confermando con un ulteriore clic su Disinstalla.
Vogliamo sapere quanto spazio occupano le applicazioni e i programmi? Clicchiamo su Start, scegliamo Impostazioni/Sistema/App e funzionalità e ordiniamo l’elenco per dimensione. Possiamo disinstallare un’app cliccando su di essa.
Per eliminare le app predefinite, invece, il pulsante Disinstalla è disattivato per le app Microsoft, ma possiamo usare un trucco per abilitarlo. Nel menu Start digitiamo PowerShell seguito da Invio. Per rimuovere l’app Foto digitiamo GetAppxPackage *photo* | Remove-AppxPackage e premiamo Invio.
Oltre all’applicazione Foto è possibile eliminare anche *Camera* (ossia l’applicazione Fotocamera), *Zune* (Groove Music), *Communi* (Posta), *People* (Contatti), *SoundRec* (Registratore vocale), *3d* (3D Builder), *Phone* (l’applicazione telefono), *Solit* (Microsoft Solitaire) e *Bing* (app meteo, sport, finanza e notizie).

Rimuovere i link inutili
Dopo la pulizia suggerita nel trucco precedente sono rimaste scorciatoie non utilizzate sul Desktop? Facciamo clic su di esse col puntatore del mouse: se viene mostrato un indirizzo Web, possiamo cancellare tranquillamente il link. Basta cliccare col tasto destro su di esso e scegliere la voce Elimina dal menu contestuale che appare mentre si tengono premuti i tasti Shift+Canc. Quindi cliccare su Sì nella schermata di conferma.

Disattivare Internet Explorer e Media Player
In Windows 10 Microsoft ha ufficialmente sostituito Internet Explorer con Edge, ma il vecchio browser è ancora lì, solo ben nascosto tra le cartelle del sistema operativo. Possiamo farlo apparire semplicemente digitando IE nella casella di ricerca della barra delle applicazioni. Per sbarazzarci definitivamente del vecchio browser premiamo Win+X. Nel menu che appare facciamo clic su Programmi e funzionalità e poi su Attivazione o disattivazione delle funzionalità Windows. Nella nuova finestra togliamo il segno di spunta da Internet Explorer 11 e confermiamo con Sì.
Allo stesso modo è possibile eliminare il vecchio Windows Media Player che viene elencato sotto la voce Funzionalità multimediali. Dopo aver fatto clic su OK, i programmi selezionati verranno disattivati.

Via la pubblicità dal menu Start
Nel menu Start di Windows 10 vengono visualizzati degli annunci pubblicitari. Per sbarazzarcene basta cliccare su di essi con il tasto destro del mouse, selezionare Disattiva tutti i suggerimenti e poi impostare su Off lo slider Mostra occasionalmente suggerimenti in Start. Per riattivare nuovamente la pubblicità premiamo i tasti Win+I e clicchiamo Personalizzazione e Start.

Cancelliamo la spazzatura dal disco
Windows 10 ha una funzione per rimuovere i file spazzatura. Per aprirla, premiamo i tasti Win+I, clicchiamo su Sistema, Archiviazione e poi due volte su Questo PC (C:). Nella nuova finestra di Windows, tra le altre cose, vedremo la quantità di spazio utilizzato da app, documenti, giochi, video e altri tipi di file. Per rimuovere i file spazzatura, basta fare clic su File temporanei, poi su Elimina file temporanei e infine su Sì, sono sicuro.
Chi ha recentemente aggiornato il PC a Windows 10 e non vuole tornare indietro, può anche eliminare la versione precedente, operazione che permette di liberare diversi gigabyte di spazio. Basta fare clic su Elimina le versioni precedenti e cancellarle.

Riduciamo le dimensioni del menu Start
Se desideriamo avere un menu Start senza Live Tile, come in Windows 7, basta aprire il menu, cliccare su una Tile con il tasto destro e cancellarla con Rimuovi da Start. Dopo aver eliminato tutte le Tile possiamo puntare con il mouse sul bordo destro del menu e trascinarlo verso sinistra, fino ad ottenere un menu dall’aspetto simile a quello classico delle vecchie versioni di Windows.

La casella di ricerca non serve più
Quell’enorme casella di ricerca accanto al pulsante Start ci infastidisce e ruba spazio alle icone che ci consentono di avviare con un clic le nostre app preferite? Possiamo nasconderla. Clicchiamo con il tasto destro su un punto vuoto della barra delle applicazioni, quindi sulla voce Cortana e poi su Nascosta. Per disattivare l’assistente vocale Cortana clicchiamo sulle tre linee in alto nel campo di ricerca, quindi su Appunti, Impostazioni e spostiamo su No il cursore Cortana Può offrirti suggerimenti. In futuro, per avviare una ricerca, basterà aprire il menu Start e digitare il termine da cercare.

Addio alla schermata di blocco
Per eliminare la schermata di blocco si può agire così: premiamo Win+R, digitiamo regedit nel campo di testo della schermata che appare e clicchiamo su Sì per avviare l’editor del registro di configurazione. Individuiamo la chiave HKEY_LOCAL_MACHINE\SOFTWARE\Policies\Microsoft, selezioniamo col tasto destro del mouse la sottochiave Windows e clicchiamo su Nuovo/Chiave. Quindi digitiamo Personalizzazione. Dopo aver premuto il tasto Invio clicchiamo col tasto destro su Personalizzazione, poi selezioniamo Nuovo/Valore DWORD (32-bit). Digitiamo NoLockScreen e premiamo due volte Invio, quindi scriviamo 1 nel campo Dati valore e facciamo clic su OK.

Allunghiamo la durata della batteria
Alcune app vengono eseguite in background, rallentando Windows e consumando inutilmente energia. In Impostazioni/Privacy/App in background possiamo vedere tutte le applicazioni che vengono eseguite costantemente (spesso inutilmente) e bloccarne l’esecuzione spostando il cursore su Off.

Mettiamo Windows a dieta
Grazie alla funzione nascosta Compact OS le dimensioni di Windows 10 possono essere ridotte di diversi GB senza per questo sacrificare le prestazioni: una funzione molto utile sui dispositivi con poca memoria come i tablet. Premiamo la combinazione di tasti Win+X, poi clicchiamo su Prompt dei comandi (Amministratore) e Sì. Nella nuova finestra digitiamo il comando Compact/CompactOS:always e premiamo Invio. Ora non rimane che attendere il messaggio che annuncia il termine della compressione. Questo comando non può essere annullato.

Fonte:
http://punto-informatico.it/4342678/PI/News/pi-trucchi-windows-10-dieta-dimagrante.aspx


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e-commerce, italia

Accelera il mercato dell’e-commerce in Italia

Category : Novità

L’e-commerce business to consumer in Italia sembra non conoscere la crisi dei consumi.
Quest’anno dovrebbe riuscire a mettere a segno una crescita intorno al 20%, raggiungendo i 23,4 miliardi di valore. Se questa previsione verrà rispettata, sarà il miglior incremento dal 2010, sfiorando di poco il raddoppio rispetto ai 12,6 miliardi del 2013. È lo scenario che Netcomm, il Consorzio del commercio elettronico italiano, illustrerà oggi pomeriggio a Milano, in occasione della presentazione dei trend che nel 2017 scandiranno il settore.

Nonostante il calo delle vendite al dettaglio (-0,5%) registrato dall’Istat a dicembre e il dato sostanzialmente stabile con cui si è archiviato il 2016 (+0,1%), quest’anno a dare la spinta agli acquisti online sarà non solo la ripresina del Pil (+0,9% la crescita attesa da Bankitalia), ma la maggior propensione delle famiglie italiane a fare shopping online: sono in aumento sia il numero degli acquirenti che la frequenza e lo scontrino medio.

SHOPPING ONLINE TRAINATO DAL TURISMO/I SETTORI
Previsioni 2017 per l’e-commerce B2C in Italia. Dati in milioni di euro. (Fonte: School of management Politecnico di Milano, Netcomm)
«Il numero degli acquirenti online è cresciuto dal 2014 al 2016 del 26%, ma ancora maggiore è stato l’incremento del valore del mercato e-comm, che nello stesso periodo è aumentato di oltre un terzo – sottolinea Roberto Liscia, presidente di Netcomm ed Executive board member di Ecommerce Europe – . Anche per quest’anno prevediamo un forte sviluppo del comparto, in cui la multicanalità giocherà un ruolo chiave insieme alle vendite in mobilità e allo sviluppo di modelli di interazione tra negozio fisico e canali digitali».

Quelli che fino a pochi mesi fa sono stati dei comparti di nicchia, quest’anno dovrebbero mettere a segno le migliori performance di crescita, intorno al 30% o più, proprio grazie alle iniziative di interazione tra canale fisico e online a cui le insegne stanno lavorando. Si tratta dell’arredamento con i suoi complementi, dell’abbigliamento, delle calzature e degli accessori per la persona, oltre ai prodotti alimentari e a quelli del largo consumo confezionato. Già oggi una catena su quattro tra quelle attive nell’e-commerce offre le prenotazioni online e il ritiro degli acquisti nello store fisico, mentre il 12% consente il reso.

Indubbiamente i viaggi e le vacanze non perdono il loro ruolo trainante, ma nel periodo 2015-2017 vedono rallentare (+10%) la loro crescita. Meglio faranno i prodotti dell’elettronica di consumo e l’hi-tech (+28%), mentre l’editoria si avvicinerà agli 800 milioni di valore delle vendite. L’altro caposaldo dell’e-comm sono le assicurazioni, la cui crescita invece subisce una battuta d’arresto.

MERCATI DIGITALI 19 maggio 2016
Per le imprese italiane è sempre più l’ora di puntare sull’e-commerce
Se finora l’offerta ha avuto come protagonisti i pesi massimi dell’e-comm Usa ed europeo, negli ultimi tempi sta diventando sempre più strutturata la presenza delle imprese italiane, che cercano di utilizzare l’online in chiave strategica. L’obiettivo è raggiungere anche i mercati esteri, dove il made in Italy ha un plusvalore riconosciuto. Invece per i milioni di e-shopper italiani Liscia presenta la prossima «Crazy web shopping», la “notte bianca” dello shopping online che si svolgerà tra il 22 e il 23 giugno: in quell’occasione i merchant aderenti all’iniziativa offriranno sconti e offerte speciali.

Dei quasi 21 milioni di acquirenti online attivi in Italia ci sono quasi 16 milioni (+25% nell’ultimo anno) di persone che nell’ultimo trimestre 2016 sono classificabili come clienti abituali delle vetrine online. Ciascuno ha fatto in media non meno di tre acquisti nel periodo con uno scontrino che supera di poco, in media, i cento euro. Sono loro che generano il 94% delle vendite B2C. Gli altri 4,7 milioni di consumatori rientrano tra i clienti sporadici, che ogni tre mesi fanno uno o due acquisti, spendendo poco meno di 100 euro. Il vero motore degli acquisti è sempre più lo smartphone, grazie alle app offerte dai merchant. A fine 2016 un acquisto su sei (+80%) è stato realizzato con questo dispositivo, mentre resiste il tablet, utilizzato in quasi l’8% dei casi. La quota restante, infine, è appannaggio del classico pc.

Fonte: Il sole 24 ore
http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-02-24/accelera-mercato-dell-e-commerce-italia-131003.shtml?uuid=AECGfmc&refresh_ce=1


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Prezzi SSD in crescita, sta arrivando la “tempesta perfetta”

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Category : Novità

Sul mercato c’è poca memoria NAND, almeno non tanta quanta ne servirebbe per coprire al meglio la domanda e mantenere i prezzi bassi. Ne consegue che i prezzi degli SSD sono destinati a salire, anzi stanno già salendo.

Secondo DRAMeXchange il prezzo medio degli SSD basati su memoria MLC è cresciuto nel trimestre del 6-10%, mentre quello degli SSD TLC è salite del 6-9%. A confermare l’analisi anche Trendfocus, le cui proiezioni indicano un aumento persino maggiore dei prezzi sia per quanto riguarda il mercato retail che quello OEM.

A cosa è dovuta la carenza di memoria NAND? A diversi fattori. Il primo è il passaggio a capacità maggiori, sia per quanto riguarda il mercato smartphone che gli SSD inseriti nei portatili. Spesso ciò implica l’uso di memoria 3D, la cui produzione non è ancora a livelli tali da coprire tutta la domanda.

DRAMeXchange afferma che oltre il 30% dei notebook consegnati quest’anno avrà un SSD e tale percentuale salirà sopra il 50% “tra il 2017 e il 2018”.

Gli SSD sono inoltre “vittima del loro successo”. Il rapido calo del prezzo della memoria NAND ha indotto sempre più consumatori e aziende a optare per un SSD anziché un hard disk. Siamo quindi in una situazione in cui il mercato richiede memoria NAND, ma la produzione non riesce a coprire la domanda, troppo alta.

La richiesta di SSD sta vivendo un vero e proprio “boom” nel segmento enterprise, forzando Samsung – principale produttore di memoria NAND – a dirottare parte della produzione degli SSD consumer a quelli destinati al mondo professionale.

Samsung intende triplicare la produzione di SSD enterprise nei prossimi due anni (è un settore in cui può avere margini di guadagno più alti) e questo potrebbe non fare bene al settore consumer e al resto del mercato.

“A peggiorare le cose”, riporta il collega Paul Alcorn su Tom’s Hardware USA, “il fatto che secondo Trendfocus gli hard disk hanno inaspettatamente registrato il recupero più grande trimestre su trimestre degli ultimi sette anni”.

Sembra strano, ma l’aumento delle vendite di hard disk può rappresentare un altro problema per il settore dell’archiviazione. Il continuo calo delle vendite ha portato le aziende a rivedere le capacità produttive per contenere i costi. Però nell’ultimo trimestre c’è stato un inatteso +15% delle vendite rispetto al trimestre precedente e secondo gli analisti la situazione non cambierà questo trimestre.

Una buona notizia che allo stesso tempo è cattiva perché se la domanda si manterrà alta i produttori potrebbero non riuscire a coprirla: a fronte di un mercato instabile e davanti alle perdite degli anni passati difficilmente i produttori creeranno nuove linee produttive per soddisfare le richieste.

Secondo Trendfocus i produttori di HDD e le aziende di componenti stanno riallocando risorse per rispondere al segmento enterprise, e questo porterà a un minor focus sul mondo consumer. Ne consegue una minore disponibilità che farà salire i prezzi. L’aumento dei prezzi degli SSD potrebbe inoltre portare a un maggiore acquisto di HDD, peggiorando la situazione e creando un cosiddetto “circolo vizioso”.

Molti produttori di SSD di terze parti stanno acquistando già da diversi mesi memoria NAND mettendola da parte per contrastare i problemi di disponibilità e le fluttuazioni di prezzo. Queste scorte hanno contribuito a mitigare gli aumenti dei prezzi, per questo abbiamo visto solo un impatto limitato sul mercato al dettaglio – finora. La situazione però dovrebbe protrarsi e tali scorte non durare in eterno.

“Sembra che la fine dell’archiviazione a basso prezzo sia vicina e non ci aspettiamo un miglioramento fino al prossimo anno inoltrato”, ha sottolineato Alcorn. Molti analisti pensano che il prezzo degli SSD salirà tra il 20 e il 25% nei prossimi mesi, quindi se state pensando di acquistare un nuovo prodotto forse fareste meglio a farlo subito.

Fonte: Tomshw.it
https://www.tomshw.it/prezzi-ssd-crescita-sta-arrivando-tempesta-perfetta-81864


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Password Day, i consigli degli esperti

Category : Sicurezza

Oggi è “la giornata mondiale della password” o World Password Day. Secondo il National Day Calendar, il ricercatore della sicurezza Mark Burnett fu il primo a incoraggiare i lettori, nel suo libro Perfect Passwords (nel 2005), ad avere un “giorno della password”, un giorno in cui aggiornare tutte le proprie password più importanti. Ispirandosi alla sua idea, nasce appunto il World Password Day: è dal 2013 che un consorzio di aziende del settore (capitanata da Intel Security, l’ex McAfee) “festeggia” il primo giovedì del mese di Maggio come World Password Day. Lo scopo è quello di creare consapevolezza, nell’utente, rispetto alla necessità di avere password davvero “sicure”. Basta una disattenzione o una leggerezza per mettere a rischio tutta la propria vita digitale. Sul sito dedicato trovate alcuni video, che pur con ironia, pongono l’accento sulle varie criticità e vi forniscono alcuni consigli su come creare la password “perfetta”.

È dal 2013 che, il primo giovedì di Maggio è il World Password Day.
Ma questa occasione ci sembrava anche la più propizia per raccogliere i diversi consigli e raccomandazioni degli esperti di sicurezza di Intel Security, Kaspersky, Sophos e TeamViewer . Ovviamente su molti punti coincidono (e non potrebbe essere diversamente), con consigli che a volte potrebbero sembrare banali, ma, a guardare i dati del sondaggio, evidentemente tanto banali non sono.

Sondaggio, dati preoccupanti

Dal sondaggio, realizzato da Intel Security su un campione di 2.000 utenti, traspaiono dati molto preoccupanti. In media ognuno di noi ha più di 27 account diversi (tra vita privata e lavoro), che richiedono una password. E quasi 4 utenti su 10 (il 37%) dimenticano almeno una password una volta la settimana.

Nel tentativo di ricordarle tutte, il 33% degli intervistati ha ammesso di scrivere, da qualche parte, le proprie password, mentre un 15% ha affermato di usare la stessa password per più account. Praticamente metà degli intervistati ha una pessima gestione delle sue password: nel primo caso basta accedere al file (o anche al post it attaccato sul monitor) per “bucare” la sua vita digitale; nel secondo caso, invece, anche se la password potrebbe essere “forte”, basta una falla in uno degli account per comprometterli tutti.

Quanto è sicura la mia password?

Prima di passare ai consigli degli esperti, vi invitiamo a provare quanto sono “sicure” le password che usate. Online ci sono diversi tool che vi indicano in quanto tempo sarebbe possibile craccare le vostre password. Tra i diversi tool online ve ne indichiamo due: How Secure Is My Password e Kaspersky Secure Password Check.

Anche se si tratta di tool online sicuri vi invitiamo a non usare le vostre “vere” password, ma password similari. Per esempio, invece di Eugenio71 potreste provare con Michele75. E vedreste che nonostante la maiuscola e i caratteri numerici è tutt’altro che una password sicura. Si cracca in un tempo misurato in minuti.

Visto che entrambi i tool sono in inglese (e quindi si appoggiano a dizionari inglesi) non pensate che la vostra cioccolatofondente (facile da ricordare e apparentemente sicura, secondo i tool, visto che servirebbero 98 anni per il Tianhe-2, il supercomputer più potente al mondo) sia in realtà così sicura.

Basta sapere la vostra nazionalità (e quindi cambiare il dizionario alla base degli attacchi) e la vostra apparente sicurezza va a farsi benedire. Provate con darkchocolate e vi accorgerete che unire più parole, in una frase di senso compiuto, non è una buona strategia. A un normale computer bastano 5 ore.

I consigli degli esperti

Abbiamo “mixato” i consigli di Intel Security, Kaspersky, Sophos e TeamViewer. Ecco le dieci regole d’oro, da seguire sempre, non solo nel “giorno della password”:

Siate impersonali: non utilizzate nomi (non solo di persone, ma anche dei vostri animali domestici) e date che hanno un significato personale. Con un po’ di social engineering i cyber criminali possono trovare queste informazioni sui vostri account dei social media e provare a indovinare le password.
Non usate “semplici” parole, sequenze o altre combinazioni: sembra banale, ma, a vedere le classifiche delle password più utilizzate, evidentemente non è così. Dimenticatevi perciò “password” “123456” “qwerty”, ma anche, come abbiamo visto prima “Eugenio71” o “cioccolatofondente”.
Usate tutta la tastiera: non basta creare password lunghe (minimo 8 caratteri) se usate le sole lettere minuscole. Usate anche lettere maiuscole, cifre e simboli speciali. E mixateli tra loro! Non basta sostituire la a con @ per avere una password robusta. Anche l’alternanza è importante: una password come “Ninja1!” non è sicura come sembra, visto che può essere craccata in soli 7 minuti!
Siate personali: sembra un controsenso dopo che avete letto il primo consiglio… In realtà potete creare password molto complesse ma facili (per voi) da ricordare. Come fare? Pensate a una frase che per voi abbia senso come “rosso colore preferito Valentina” e trasformatela, alternando maiuscole e minuscole e inserendo caratteri speciali ($ invece di S, 1 o ! invece di I, 3 invece di e, @ invece di a e così via). Avrete la password “R0$$c0L0r3Pr3F3r!T0v@L3nT!n@”. Non solo sarebbe necessario più di un miliardo di anni (anche al più potente supercomputer), ma ricorderete anche qual è il colore preferito della vostra fidanzata. Il difetto di questo metodo? Che anche se non la dimenticherete mai, potrebbe essere difficile ricordarsi l’alternanza corretta di maiuscole/minuscole. Per digitarla in maniera automatica (senza doverla scrivere su un foglietto di carta o un file txt!) Kaspersky consiglia di digitarla sulla tastiera qualche dozzina di volte, in modo che venga più naturale.

Potete creare password molto complesse ma facili (per voi) da ricordare. Pensate a una frase che per voi abbia senso come “rosso colore preferito Valentina” e trasformatela, alternando maiuscole e minuscole e inserendo caratteri speciali: avrete la password “R0$$c0L0r3Pr3F3r!T0v@L3nT!n@”. Al più potente supercomputer servirebbe un miliardo di anni!
Potete creare password molto complesse ma facili (per voi) da ricordare. Pensate a una frase che per voi abbia senso come “rosso colore preferito Valentina” e trasformatela, alternando maiuscole e minuscole e inserendo caratteri speciali ($ invece di S, 1 o ! invece di I, 3 invece di e, @ invece di a e così via): avrete la password “R0$$c0L0r3Pr3F3r!T0v@L3nT!n@”. Al più potente supercomputer servirebbe un miliardo di anni!
Non condividetele: per definizione una password è una parola o una frase segreta, non condividetela mai! Se a casa avete un desktop, un notebook o un tablet in condivisione, con vostra moglie/marito o i vostri figli, non dategli mai le vostre password. Non per mancanza di fiducia, ma perché – senza volerlo – potrebbero rivelarla. Se avete computer condivisi, meglio creare tot account separati.
Cambiatele spesso: visto che è sempre una questione di tempo (per craccare una password), è importante cambiarle regolarmente, anche se utilizzate password sicure. Potreste annotare la “scadenza” in agenda. Una simpatica definizione (che racchiude l’importanza del punto 5 e 6) è che “Le password sono come le mutande: vanno cambiate regolarmente e non si mostrano in pubblico!”
Non usatele più volte: avete una “super password”, ma usate solo quella. Per tutto. Dall’home banking all’email, dai diversi social network al sito di incontri. Anche se è una pratica abbastanza comune (come emerge dal sondaggio di Intel Security) usare una o due password affidabili per tutto è una pessima strategia. Forse i cyber criminali potrebbero avere qualche problema a sottrarre le credenziali d’accesso dai database della vostra banca, ma potrebbero farlo ben più facilmente da un sito di incontri mal protetto. E a questo punto scatterebbe l’effetto domino: tutti i vostri account potrebbero essere facilmente violati, uno dopo l’altro.
Usate un password manager: abbiamo visto che creare una password facile da ricordare e affidabile non è difficile, il difficile diventa creare (e ricordare) una trentina di password diverse, ricordandosi poi, per ognuna, a quale servizio corrisponde. È un punto su cui tutti gli esperti sono d’accordo: scegliete un password manager, che custodisca tutte le vostre password al sicuro. Create una password principale robusta (come quella di esempio del punto 4). E avrete una password sola, per quanto difficile, da ricordare!
Installate un software anti–malware: qual è la connessione tra sicurezza di una password e malware? La connessione è che vi serve ben poco la password più robusta del mondo, se sul vostro sistema è stato installato, ovviamente a vostra insaputa, un keylogger. Questo programma può catturare tutto quello che digitate, password incluse, e inviarlo a terzi (non certo ben intenzionati).
Attivate l’autenticazione a due fattori: oltre alla password, soprattutto sui servizi più importanti (come l’home banking o la carta di credito), attivate un’autenticazione a due fattori. Ovvero per l’autenticazione al servizio non basta la password, ma serve un secondo fattore; spesso è un codice di sicurezza che vi viene inviato come messaggio di testo su un dispositivo pre-registrato come affidabile (tipicamente il vostro smartphone). Nella malaugurata eventualità che la vostra password venisse violata, ci sarebbe un’ulteriore barriera da superare.

Fonte: Pc Professionale
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Windows 10 Creators Update avrà aggiornamenti più flessibili

Category : Novità

Aggiornamenti, croce e delizia degli utenti, soprattutto dei meno esperti. Microsoft sa infatti che la maggior parte tendono a ignorarli o rimandarli per pigrizia o necessità di non restare senza computer, ma sa anche che al tempo stesso essi sono indispensabili. Attualmente Windows 10 ha un atteggiamento abbastanza proattivo, scaricando e installando gli aggiornamenti critici in background, senza che l’utente sia interrotto nelle sue attività. Con Creators Update però la procedura diverrà ancora più flessibile.

La nuova versione del sistema operativo infatti introdurrà un nuovo tipo di avviso che darà all’utente la possibilità di scegliere tra tre opzioni: riavviare immediatamente, rimandare momentaneamente o programmare una data e un orario entro i tre giorni successivi. Secondo Microsoft potrebbe essere il giusto compromesso tra le esigenze di produttività o intrattenimento dell’utente e quelle di mantenimento di funzionalità e sicurezza del sistema.

Un altro problema che Creators Update dovrebbe aiutare a risolvere o quanto meno a mitigare è proprio quello dell’aggiornamento del sistema operativo. Attualmente Microsoft utilizza un approccio piuttosto conservativo, iniziando a distribuire l’update prima sulle configurazioni sicuramente compatibili e poi man mano alle altre. Questo comporta frustrazione nella maggior parte degli utenti che, non conoscendo il meccanismo, non capiscono perché a volte l’update non compaia sul proprio computer quando è già disponibile magari da settimane.

Con Creators Update Microsoft ha cercato di cambiare approccio, anzitutto prevenendo il più possibile le incompatibilità. Per fare questo, sulla scorta di quanto appreso con l’esperienza dell’Anniversary Update, ha introdotto delle vere e proprie Quest per gli insider che testano le beta, in modo da indirizzare i controlli verso aree statisticamente meno presidiate, da cui poi possono giungere sorprese dell’ultima ora che fanno slittare il rollout dell’update anche di settimane, almeno su alcune configurazioni.

Fonte: Tom’s Hardware
https://www.tomshw.it/windows-10-creators-update-avra-aggiornamenti-piu-flessibili-83790


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Hotel austriaco sotto attacco ransomware: nessuno può più entrare nelle camere

Il problema del software malevolo di tipo ransomware si arricchisce di un nuovo capitolo: un lussuoso hotel austriaco è finito sotto attacco di malintenzionati, causando il blocco dei PC e della strumentazione predisposta alla programmazione delle chiavi elettroniche delle camere. Chiesto un riscatto di circa 1500 Euro

Sembrano lontanissimi i tempi in cui un virus ci bloccava il PC costringendoci a formattare tutto, giusto per il capriccio di un programmatore sadico.

In origine si parlava di “virus” informatico – termine preso in prestito dalla biologia – per indicare semplicemente un programma elementare in grado di autoriprodursi e diffondersi. Sono in molti ad indicare ancora genericamente con virus un qualsiasi software malevolo in grado di arrecare una vasta gamma di problematiche, ma in tempi recenti nel linguaggio comune si sta diffondendo, anche fra i non addetti ai lavori, il termine ransomware, affiancato anche dai meno utilizzati cryptolocker e cryptovirus. Sembrano lontanissimi i tempi in cui un virus ci bloccava il PC costringendoci a formattare tutto, giusto per il capriccio di un programmatore sadico. Il tempo ci ha insegnato che molti programmi malevoli hanno poi preferito – e di gran lunga – infettare in modo silente i nostri PC, da utilizzare in botnet per attacchi mirati o per sottrarci dati da utilizzare o rivendere. Sempre rimanendo nell’ambito della biologia, potremmo definire questo tipo di infezione informatica come quella di un parassita simbionte, per il quale la salute del sistema infettato è condizione fondamentale per ottenere i propri scopi e per la stessa permanenza in vita e diffusione del malware stesso.

Il concetto è semplice quanto devastante: una volta attivato, il ransomware blocca diverse tipologie di file oppure l’intero sistema, eseguendo una cifratura dei dati che non saranno più accessibili per l’utente.

L’eterna lotta a guardie e ladri fra società antivirus e malintenzionati però non conosce soste, e non passa molto tempo fra l’antidoto e una minaccia tutta nuova. Oppure una minaccia del tutto nuova per concezione, ad opera di malintenzionati dotati di inventiva, non poche capacità e di quell’avidità che tutto muove. Ed è in questa fase che entrano in gioco i temuti ransomware, la cui radice ransom è il termine anglosassone per indicare il riscatto in un contesto di rapimento (lettura consigliata: Allarme Cryptovirus: prevenire per non pagare il riscatto). I ransomware sono infidi, si possono diffondere soprattutto con messaggi email decisamente meno rozzi e rudimentali rispetto al passato, facendo cadere nella trappola anche utenti che normalmente tengono la guardia alta. Il concetto è semplice quanto devastante: una volta attivato, il ransomware blocca diverse tipologie di file oppure l’intero sistema, eseguendo una cifratura dei dati che non saranno più accessibili per l’utente. A meno di non pagare un riscatto, solitamente in Bitcoin e attraverso la rete TOR, dove si riesce a tenere un profilo anonimo con maggiore facilità. La formula si è rivelata di successo, purtroppo, come dimostra la grande diffusione di questa tipologia di minaccia. Se non funzionasse economicamente non sarebbe così diffusa, è una semplice deduzione logica.

L’ultimo caso balzato alla cronaca è proprio delle ultime ore e riguarda un hotel di lusso austriaco, il Romantik Seehotel Jägerwirt, attaccato in piena stagione invernale quando si registra il tutto esaurito. Un ransomware ha di fatto bloccato l’intero sistema per la programmazione delle chiavi elettroniche, lasciando letteralmente fuori dalle proprie camere ben 130 ospiti. Il sistema, insomma, non solo non è in grado di riprogrammare le chiavi, ma anche effettuare qualsiasi modifica nel sistema di riconoscimento elettronico delle singole serrature.

Il riscatto richiesto è tutto sommato modesto, considerando gli interessi in gioco: 1500 Euro (in Bitcoin), che probabilmente sono stati già pagati dai gestori, colti di sorpresa e con l’estremo bisogno di sbloccare la situazione il prima possibile. Non si tratta del primo attacco per questa struttura, poiché negli ultimi due anni era già successo qualcosa di simile ma solo sui terminali della reception. Stando a The Register la struttura si era già rivolta ad una società per la sicurezza informatica, proprio in seguito al primo attacco.

Ed è proprio Tyrone Erasmus, direttore dell’azienza MWR InfoSecurity, a commentare: “Si tratta di un attacco anomalo e per certi versi interessante, al fine di prepararsi alle contromisure. La tecnica è stata anomala e non prevedibile, nella quale inoltre emerge un chiaro attacco mirato proprio a questa struttura con finalità e tempistiche molto precise. Di solito i ransomware colpiscono PC e server di aziende, ma in questo caso si è scelto di contestualizzare molto di più l’attacco per aumentare drasticamente la probabilità che il soggetto colpito fosse messo nelle condizioni di pagare, subito”. Christoph Brandstaetter, direttore del’hotel, ha già comunicato l’intenzione di sostituire tutto il sistema tornando alle vecchie e care porte con le tradizionali chiavi, come quelle che si trovavano nella struttura 111 anni fa quando a condurla erano i suoi avi.

Tecnica da sequestro lampo: poche ore per decidere, cifra richiesta modesta, certezza della disponibilità economica necessaria.

Insomma, le tecniche si fanno più mirate e in questo caso siamo nel caso tipico del sequestro lampo: poche ore per decidere, cifra tutto sommato modesta (considerando la vittima) e che con grandissima probabilità è a disposizione sui conti della struttura. Potremmo quindi essere di fronte ad un passo ulteriore nella raffinatezza degli attacchi: se un privato colpito da ransomware solitamente valuta la situazione e sceglie di non pagare, molti malintenzionati hanno deciso di portare attacchi molto più mirati e con altissime probabilità di successo. Certo, nelle nostre orecchie risuonano chiari i consigli delle aziende attive nel settore sicurezza, come Kaspersky Labs: non pagate, perché non vi è certezza che i dati poi vengano sbloccati e soprattutto, in caso di pagamento, si manda il chiaro messaggio che la tecnica funziona. E gli attacchi continueranno. Questo caso però è diverso: l’imbarazzo di fronte a 130 clienti furiosi quanto vale? Sicuramente molto più di 1500 Euro, motivo per cui il pagare può essere visto come il male minore, anche perché ogni minuto che passa senza soluzione conta tantissimo.

Ecco perché, più che mai, prevenire è meglio che curare. Siamo di fronte a una minaccia forse sottovalutata e a malintenzionati sempre più precisi e mirati. Dietro l’angolo c’è anche il mondo IoT, Internet of Things, che porterà milioni di oggetti connessi in case e strutture di pubblico interesse. Occhi aperti, estrema attenzione alle mail che riceviamo e sistemi aggiornati, per non trovarsi in spiacevoli situazioni di questo tipo.

Fonte: Hwupgrade.it
http://www.hwupgrade.it/articoli/sicurezza-software/4828/hotel-austriaco-sotto-attacco-ransomware-nessuno-puo-piu-entrare-nelle-camere_index.html


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Ecco perché molti dei driver Windows sono del 2006: sono davvero così vecchi?

Category : Novità

Chiunque abbia armeggiato con la schermata “Gestione dispositivi” di una qualsiasi versione di Windows si sarà accorto di una peculiarità del sistema operativo di Redmond: i driver generici rilasciati da Microsoft risalgono tutti al 2006, nella fattispecie al 21 giugno 2006. Perché?
È ovvio che quei driver sono più aggiornati di quanto la data non vorrebbe far credere visto che un driver del 2006 non può essere stato scritto o revisionato per le nuove versioni di Windows e comunque i componenti che troviamo oggi nei nostri computer sono indubbiamente più recenti. È altrettanto ovvio, quindi, che la data a cui ci riferiamo sia sbagliata. Ma perché questo errore grossolano? Ed è davvero un errore o solo una scelta ben precisa?

La risposta in qualche modo ufficiale proviene da uno sviluppatore Microsoft, che è sceso in campo su Reddit per placare l’annoso dubbio:

“Quando il sistema PNP (Plug & Play) classifica i driver considera prima l’hardware ID che corrisponde al driver. Se due driver corrispondono allo stesso hardware ID il sistema inizia a considerare la data. Quindi se si ha un dispositivo che potrebbe usare un driver nativo, ma sul computer è già installato il driver del produttore, ogni volta che Microsoft aggiorna il suo driver nativo andrebbe a sovrascrivere quello del produttore perché la data è stata aggiornata ad una più recente. Come evitarlo? Impostiamo su ogni driver che rilasciamo la data della versione RTM di Windows Vista a prescindere dal suo ultimo aggiornamento (aggiorniamo la versione, che è il requisito che viene considerato subito dopo la data)… in questo modo preserviamo il driver che hai già installato posizionandolo ancora come la migliore soluzione per quel componente”.

Un sistema un po’ semplice, e per niente elegante, ma oltremodo efficace. Microsoft fornisce driver generici per le nuove installazioni di Windows e per le emergenze in modo da garantire funzionalità essenziali anche durante il primo avvio di un sistema. Tuttavia è preferibile utilizzare i driver specifici dei produttori per le varie componenti, in modo da abilitare funzionalità più profonde e migliorare compatibilità, stabilità e prestazioni. Con il sistema delle date Microsoft può garantire che i driver dei produttori abbiano sempre una priorità su quelli proprietari e generici, ma questo non significa che i driver Microsoft siano effettivamente dell’era di Windows Vista.


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Windows 10 è il sistema operativo definitivo di Microsoft

Un SO creato da Microsoft e rifinito dagli utenti nell’insegna della gratuit
Microsoft non può permettersi nessun passo falso con Windows 10. La compagnia è reduce dall’insuccesso di 8 che, ancora oggi nel giorno del debutto del suo successore, non è riuscito a scavalcare le quote di mercato di Seven. Ha impiegato parecchi anni prima di superare l’arcaico Windows XP, che viene ancora preferito incautamente da molteplici realtà aziendali in tutto il mondo. Windows 10 è stato progettato e sviluppato da Microsoft, ma proprio perché non si può più sbagliare si è fatto tesoro come mai prima d’ora dei consigli ricevuti dagli stessi utenti, i quali hanno partecipato attivamente nell’evoluzione dell’embrione del sistema operativo. Sono stati infatti milioni gli Insider che hanno contribuito allo sviluppo, impartendo consigli attraverso l’esperienza maturata con le build beta rilasciate pubblicamente.

Possiamo dire che Windows 10 non è un prodotto del tutto nuovo nella data del suo rilascio, il 29 luglio 2015, ma che molti addetti ai lavori e utenti consumer lo conoscono già in maniera particolarmente approfondita. Il 1° ottobre 2014 Microsoft rilasciava la prima anteprima tecnica del sistema operativo, nota allora come Technical Preview. Tutti gli utenti potevano partecipare al programma di beta semplicemente registrandosi su Windows Insider, elemento che ha concesso un certo successo all’iniziativa. Si tratta di una manovra che già la società aveva attuato con Windows Phone (lì si chiamava Developer Preview), che ha portato più di un milione di utenti a provare il nuovo software a solo un mese dalla sua nascita. Ma si è trattato di “roba da esperti”.
“Non scherziamo nel dire che è ‘roba da esperti’. Quindi, se credi che il BIOS sia un nuovo tipo di carburante vegetale, Technical Preview potrebbe non essere adatto a te”, scriveva la società durante la presentazione della prima beta. Da allora la società ha richiesto consigli e pareri sulle funzionalità da inserire od omettere, sulle scelte sul piano della user experience, sull’impatto grafico degli elementi dell’interfaccia, ma anche consigli basilari relativi al wallpaper della schermata di blocco. Nel corso dei mesi i lavori di finitura sono stati veramente tanti, e difficilmente quantificabili: Microsoft ha tracciato quelle che sarebbero state le novità principali del sistema operativo, ma a delinearne l’esperienza d’uso sono stati proprio gli utenti comuni.

Un approccio nuovo e coraggioso da parte di Microsoft, che difficilmente vediamo praticato da colossi di questo calibro e che ricorda, con le dovute proporzioni, quello dei software open-source, in cui è la community a scrivere parte del codice. Ma non è nuovo solo l’approccio in quel di Redmond, quanto tutto il concetto alla base di Windows. Microsoft sceglie di abbandonare la progressione numerica, dimenticandosi del 9 per passare direttamente a Windows 10, un numero che più volte abbiamo definito come “più concreto e netto”, che ha l’obiettivo di stabilire e meglio definire un cambiamento radicale non solo nell’interfaccia grafica o nelle funzionalità, ma nel concetto di base del SO.

“Windows as a service” è il traguardo voluto e ottenuto dalla nuova Microsoft guidata da Satya Nadella, Windows inteso come servizio. Un concetto che abbraccia il modo di operare della nuova Microsoft, più snella rispetto a quella pachidermica di Steve Ballmer e capace di destreggiarsi fra più categorie di prodotto partendo dal software e dai servizi, fino ad arrivare all’hardware, con smartphone, tablet e 2-in-1. Un percorso che aveva già disegnato Ballmer, ma che arriva alla sua piena maturazione solo con il nuovo CEO, che vuole definire lo stesso Windows 10 come un ecosistema compatibile con tutto, e non solamente come un semplice sistema operativo.
Windows 10 sarà l’ultimo sistema operativo di Microsoft, frase che di fatto spiazza ma che definisce la nuova strategia della compagnia di Redmond, in cui Windows riceverà aggiornamenti incrementali per sempre e gratuitamente: “Non ci sarà nessun Windows 11”, ci è stato ricordato alcune settimane fa da un portavoce della società. Questo significa che dopo Windows 10 non dovremo attenderci più alcuna major release. Gli aggiornamenti arriverannno con costanza, ma saranno incrementali: pensare le prossime novità del sistema operativo con un numero identificativo sarebbe sbagliato, perché questo non avverrà. Windows 10 verrà aggiornato proprio come un servizio, e non più come un software tradizionale, e tutti gli aggiornamenti futuri saranno proposti gratuitamente.

Gratis è stata una delle parole più utilizzate nelle fasi di pre-rilascio, visto che Windows 10 sarà proposto gratuitamente a tutti gli utenti di Windows 7 e Windows 8.1 con regolare licenza nel primo anno dal debutto. Ma non ci sarà alcun stravolgimento nel modello di business della società, che è già avvenuto con l’introduzione dei vari servizi a sottoscrizione. Del resto, Microsoft punta a monetizzare con le vendite agli OEM e non sulla vendita delle varie licenze al consumatore finale che, probabilmente, occupano una parte marginale nel suo fatturato. L’utente finale non pagherà quasi in nessuna circostanza il nuovo sistema operativo, e nel primo anno dal debutto l’aggiornamento sarà gratuito per centinaia di milioni di utenti in tutto il mondo.
Fonte: http://www.hwupgrade.it